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Una donna scomoda
A cura di Antonella Gasperoni
Quel giorno Sabina Spielrein attraversò
la porta dell'ospedale psichiatrico di
Zurigo, a soli 19 anni, con la diagnosi
"isteria femminile". All'inizio del No-
vecento quella parola era una condanna,
specie per una giovane russa.
Un'etichetta che demoliva. Nonostante
piangesse, Sabina non era fragile, anzi
era brillante, molto profonda, parlava
più lingue, studiava filosofia, scien-
ze, matematica. Il giovane medico che
prese in carico il suo caso si chiamava
Carl Gustav Jung. Sabina diventò per
lui collaboratrice, allieva e font 1/3
ispirazione.
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A cura di Antonella Gasperoni
Sabina discuteva, proponeva, metteva in
discussione concetti, era una mente in
continua evoluzione. Fu lei a formulare
un'idea rivoluzionaria: nella psiche
umana la distruzione non è sintomo solo
di negazione ma anche parte di una tra-
sformazione; che nell'amore e nella
creazione esiste anche una forma di
dissoluzione che non vuol dire fine.
Anni dopo, anche Sigmund Freud riprese
il principio elaborando la teoria della
"pulsione di morte" ma di Sabina non se
ne parlò, se non nelle lettere private
di Freud. In fondo era solo una do 2/3
intelligente, giovane, ebrea.
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Una donna scomoda
A cura di Antonella Gasperoni
Lei si laureò, divenne psicoanalista,
pubblicò studi sul linguaggio infantile
e sull'ambivalenza dell'amore e della
aggressività, ma la storia preferì al-
tri nomi. Sabina tornò in Russia come
ricercatrice e psicologa infantile ma
nel 1942 i nazisti presero lei e le due
figlie e, nella gola di Zmiévskaja
Balka, le fucilarono e le gettarono
nella fossa comune.Sabina morì ma negli
anni Ottanta emersero vecchi archivi:
la psicologia la definì una delle madri
della moderna psicoanalisi e oggi il
suo nome non è legato più a un'omb 3/3
ad una pioniera.
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