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L’impatto del PNRR sullo sviluppo sostenibile dell’Italia

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta riducendo la distanza dell’Italia dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, ma resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto di ASviS ETS per cui se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al PNRR, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del PNRR diretti a specifiche Regioni/PA e a 338 euro pro-capite.

 

L’analisi sviluppata utilizzando una metodologia fortemente innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del PNRR si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitate o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale.

 

Il Rapporto mostra anche l’impatto delle diverse misure finanziate dal PNRR e da altre fonti di finanziamento su 11 Obiettivi quantitativi immediatamente rilevanti per la qualità della vita delle persone che abitano nei diversi territori (Case e Ospedali di comunità, borse di studio, formazione, disponibilità di autobus ecologici, ecc.) e compresi tra quelli ritenuti prioritari a livello europeo e nazionale. Partendo dalla condizione dei singoli territori nel 2021, è stato stimato il contributo degli investimenti al raggiungimento degli obiettivi, nonché la distanza che resta ancora da colmare. Ad esempio, il Piano prevede la realizzazione di 307 Ospedali di Comunità entro il 2026, ma in molte Regioni essi non saranno sufficienti a coprire il fabbisogno ottimale, rendendo necessari ulteriori investimenti nei prossimi anni per raggiungere l’obiettivo. 

 

Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del PNRR in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio.

 

L’Italia ha ricevuto una spinta importante dal PNRR. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034.

 

La sfida ora è guardare oltre il PNRR e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.