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IL MEDITERRANEO ORIENTALE NASCONDE
UN'OASI CLIMATICA
Scoperta una zona rifugio dove la bio-
diversità può resistere al riscaldamen-
to globale
Il Mar Mediterraneo è uno degli hotspot
di biodiversità più importanti al mon-
do, ma anche uno dei bacini più vulne-
rabili agli effetti combinati delle at-
tività umane e del cambiamento climati-
co.
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Il nuovo studio scientifico dal titolo
"Upwelling generates a unique refugium
from climate change in the fast warming
Eastern Mediterranean Sea", appena pub-
blicato sulla rivista "Biodiversity and
Conservation" documenta tuttavia una
scoperta di grande rilievo: nel Medi-
terraneo orientale esiste una vera e
propria zona rifugio climatica in grado
di offrire una possibilità di sopravvi-
venza a molte specie minacciate dal-
l'aumento delle temperature.
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Il riscaldamento globale sta modifican-
do profondamente il Mediterraneo: spe-
cie che preferiscono acque calde si
stanno spostando verso nord, mentre
specie tropicali introdotte attraverso
il traffico navale o il Canale di Suez
trovano condizioni sempre più favorevo-
li alla loro diffusione. Al contrario,
le specie mediterranee adattate a climi
temperati - che costituiscono la mag-
gioranza della biodiversità autoctona -
mostrano una scarsa tolleranza al caldo
estremo e stanno scomparendo rapidamen-
te.
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Questo fenomeno è particolarmente evi-
dente nel Mediterraneo orientale, oggi
il settore più caldo del bacino, dove è
stato documentato il più grave collasso
climatico della biodiversità nativa fi-
nora osservato.
Proprio in questo contesto critico, lo
studio individua un'eccezione sorpren-
dente: un'area marina lunga circa 150
chilometri lungo la costa sud-occiden-
tale di Cipro, caratterizzata da un in-
tenso fenomeno di upwelling, ovvero la
risalita di acque profonde e più fredde
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Questo processo mantiene, soprattutto
nei mesi estivi, temperature superfi-
ciali del mare inferiori di 2-3 °C ri-
spetto al resto del bacino di Levante,
mitigando il calore estremo e creando
condizioni ambientali più favorevoli
alla vita marina.
A differenza di molti studi precedenti,
basati su modelli previsionali, il la-
voro ha testato l'ipotesi di rifugio
climatico direttamente sul campo.
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I ricercatori hanno campionato comunità
di molluschi tra 5 e 30 metri di pro-
fondità in diversi habitat - praterie
di Posidonia oceanica e substrati roc-
ciosi - sia all'interno sia all'esterno
dell'area di upwelling.
Le condizioni storiche di riferimento
sono state ricostruite analizzando gli
accumuli di conchiglie di molluschi
presenti sul fondale che testimoniano
la ricchezza di specie del passato.
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I risultati mostrano che la ricchezza
di specie native nell'area di upwelling
è di gran lunga superiore rispetto alle
zone più calde circostanti, indipenden-
temente dal tipo di habitat.
Nel Mediterraneo orientale, il sistema
di upwelling di Cipro emerge come un
caso unico:l'unico rifugio noto all'in-
terno dell'intero bacino di Levante -
compreso tra Rodi, la Turchia, il Medio
Oriente e l'Egitto - dove la perdita di
biodiversità è attualmente la più ele-
vata del Mediterraneo.
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La scoperta di una zona rifugio in una
delle aree più colpite dal riscaldamen-
to marino cambia la prospettiva sul fu-
turo della biodiversità mediterranea.
Proteggere questi ambienti significa
guadagnare tempo prezioso per la con-
servazione delle specie e per l'adatta-
mento degli ecosistemi ai cambiamenti
in corso. Lo studio sottolinea l'urgen-
za di riconoscere e tutelare queste a-
ree chiave, che potrebbero rappresenta-
re l'ultima roccaforte per molte specie
endemiche del Mediterraneo in un mare
sempre più caldo.
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